Si è chiusa con un grande successo di pubblico e di critica la mostra “La Terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca”, organizzata in occasione del 30° anniversario dalla nascita del VIMM.
Prima esposizione temporanea ospitata al Museo della Natura e dell’Uomo dell’Università di Padova, la mostra ha attirato oltre 20mila visitatori, per la maggior parte famiglie e turisti che, nei quattro mesi di apertura, hanno visitato la rassegna apprezzando in particolare le installazioni multimediali e la possibilità di interagire con le opere e con il percorso espositivo.
Curata dallo storico dell’arte Sylvain Bellenger, la mostra – realizzata con il contributo di Fondazione Cariparo – ha messo in relazione opere di artisti contemporanei, immagini
anatomiche, ricostruzioni digitali e visualizzazioni scientifiche ottenute grazie alle più avanzate tecnologie di ricerca con le straordinarie immagini prodotte nei laboratori del VIMM che rivelano strutture cellulari, reti neuronali e forme del vivente che sembrano appartenere tanto al linguaggio della scienza, quanto a quello dell’arte astratta e informale.
Un percorso dalla pittura alla microscopia e dall’anatomia alle tecnologie digitali, dove il dialogo tra scienza e arte ha costituito un’irripetibile occasione di riflessione sul ruolo dello sguardo e dell’immagine nella comprensione del reale e nella capacità di trasformare la conoscenza in esperienza sensibile.
A corredo della mostra è stato realizzato anche il libro-catalogo “La Terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca”, un omaggio dell’arte alla bellezza estetica delle immagini della ricerca scientifica d’avanguardia. Il volume, edito da Allemandi e curato da Sylvain Bellenger e da Giovanni Panebianco, celebra il trentennale del VIMM e include il catalogo dell’esposizione, che costruisce un dialogo inedito tra la ricerca biomedica contemporanea e il
patrimonio storico-artistico di Padova.
Capitolo finale dell’esposizione – che era stata inaugurata lo scorso 27 maggio – è stato l’evento di finissage, che si è tenuto il 30 settembre alla presenza della Magnifica Rettrice
dell’Università di Padova Daniela Mapelli, della Presidente Giustina Destro, del Presidente di Fondazione Cariparo Rosario Rizzuto e del curatore della mostra Sylvain Bellenger.
«Questa mostra ci ha permesso di raccontare 30 anni del VIMM, punto di riferimento della ricerca biomedica, con un linguaggio inedito e per questo efficace, facendoci esplorare il mondo della scienza da una prospettiva nuova e diversa – ha ricordato la Rettrice Daniela Mapelli – Arte e scienza qui si incontrano senza scontrarsi, perché entrambe nascono dalla curiosità e dalla ricerca di ciò che non conosciamo per provare a rendere visibile ciò che non lo è.
Il messaggio che vorrei conservassimo di questa mostra è che se la conoscenza è un bene comune, la scienza lo diventa pienamente solo quando è davvero al servizio delle persone e quando riesce a suscitare curiosità e domande che portano a interrogarsi sul senso e sul mistero della vita».
«La mostra del 30esimo è un regalo alla città e al territorio dove il VIMM è nato e dove ha sempre potuto godere dell’appoggio e di una forte comunione di intenti da parte dell’Università di Padova, della Fondazione Cariparo e delle istituzioni che ci seguono e supportano da 30 anni – ha sottolineato poi la Presidente Giustina Destro – Le celebrazioni del trentesimo anniversario per noi sono una preziosa occasione per comunicare il messaggio proprio della ricerca scientifica e per rendere visibile e sostenibile ciò che spesso resta nascosto nei laboratori. Per raccontare la
bellezza, la poesia, le forme e i colori delle scoperte che si fanno al VIMM ogni giorno».
«La ricerca è rigore, metodo e impegno, ma è soprattutto immaginazione e curiosità. La vera ricerca non cerca risultati facili e di breve periodo, ma conoscenza profonda – ha concluso Rizzuto – Per questo era importante una mostra che parlasse di ricerca e del viaggio infinito e a volte incomprensibile del percorso scientifico, ed è importante che tutti conoscano il VIMM, che Fondazione Cariparo, che da sempre crede nella scienza e nella ricerca, sostiene per l’importanza e la rilevanza delle sue scoperte».
«Il titolo “La Terra è blu come un’arancia. Il mistero della ricerca” nasceva per evocare la capacità della ricerca scientifica e dell’arte di superare le evidenze immediate del reale per aprire nuove forme di comprensione del mondo. La conoscenza non nasce soltanto dalla dimostrazione razionale, ma anche dall’intuizione, dalla sensibilità e dalla capacità di
immaginare ciò che ancora non vediamo. La verità scientifica e la verità poetica sono due modi complementari di interrogare il mistero del vivente» ha concluso il curatore e storico dell’arte concluso Bellenger.



