Aggiornamenti dai laboratori VIMM
Oggi ti raccontiamo una nuova ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Haematologica, condotta dal gruppo di ricerca del VIMM guidato da Gianpietro Semenzato, in collaborazione con l’Università di Padova, che ha individuato risultati promettenti nell’utilizzo di un farmaco già esistente per il trattamento di una rara forma di leucemia a grandi linfociti granulari T (T-LGLL).

La leucemia a grandi linfociti granulari T è una rara malattia cronica del sangue caratterizzata dall’accumulo anomalo di particolari cellule del sistema immunitario, i linfociti T.
Questa alterazione può compromettere la normale produzione delle cellule del sangue, provocando una riduzione dei globuli bianchi, con un maggiore rischio di infezioni, oppure una grave anemia, associata a stanchezza e debolezza.
Le terapie attuali riducono l’attività del sistema immunitario, ma non sempre danno una risposta soddisfacente e possono richiedere cure prolungate. La sfida dei ricercatori è individuare alternative terapeutiche più efficaci per i pazienti che presentano forme più complesse da trattare.

IlIl gruppo di ricerca ha studiato l’efficacia della bendamustina, un farmaco già utilizzato nel trattamento di altre neoplasie del sangue, in 12 pazienti affetti da T-LGLL.
I risultati sono particolarmente incoraggianti:
- Il 100% dei pazienti ha mostrato una risposta clinica al trattamento.
- Il tempo mediano necessario per osservare una risposta è stato di circa 3 mesi.
- Le risposte sono state osservate anche nei pazienti con mutazioni del gene STAT3, coinvolto nei meccanismi di sviluppo della malattia.
Dopo un periodo di osservazione di quasi quattro anni, i ricercatori hanno inoltre raccolto informazioni importanti sulla durata delle risposte e sulla tollerabilità del trattamento.
Ma lo studio non si è fermato ai risultati clinici.
Attraverso analisi di laboratorio condotte sulle cellule leucemiche dei pazienti, i ricercatori hanno dimostrato che la bendamustina è in grado di agire direttamente sulle cellule malate, favorendone la morte e riducendo l’attivazione di STAT3, una proteina coinvolta nei segnali che ne sostengono la sopravvivenza.
Perché è importante
Per chi convive con una malattia rara, disporre di nuove possibilità terapeutiche può fare una differenza significativa.
Questa ricerca suggerisce che un farmaco già disponibile potrebbe rappresentare un’alternativa per alcuni pazienti con leucemia a grandi linfociti granulari T, soprattutto quando la malattia richiede un trattamento e le opzioni attuali risultano insufficienti.
I risultati potrebbero contribuire a:
- ampliare le possibilità terapeutiche per una forma rara di leucemia;
- comprendere meglio i meccanismi molecolari che permettono alle cellule leucemiche di sopravvivere;
- orientare futuri studi clinici per verificare l’efficacia e la sicurezza del trattamento su un numero maggiore di pazienti.

Sebbene i risultati siano promettenti, lo studio ha coinvolto un numero limitato di persone e saranno necessarie ulteriori ricerche per confermarli.
È proprio questo il valore della ricerca scientifica: partire da risultati incoraggianti, comprenderne i meccanismi e costruire nuove possibilità di cura.
Grazie al vostro sostegno, i ricercatori del VIMM possono:
- studiare i meccanismi molecolari alla base delle leucemie e di altre malattie del sangue;
- analizzare le cellule tumorali per comprendere come rispondono ai trattamenti;
- utilizzare tecnologie avanzate per identificare i segnali biologici coinvolti nella sopravvivenza delle cellule malate;
- contribuire a studi che integrano ricerca di laboratorio e osservazioni cliniche, avvicinando le conoscenze scientifiche alle esigenze dei pazienti.
Ogni contributo sostiene il lavoro dei nostri ricercatori e la possibilità di trasformare nuove conoscenze scientifiche in opportunità terapeutiche, anche per chi è colpito da malattie rare.

Il prossimo obiettivo sarà verificare questi risultati attraverso studi clinici prospettici su un numero maggiore di pazienti, per comprendere meglio l’efficacia, la sicurezza e la durata della risposta al trattamento.
L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di trattamenti sempre più efficaci e mirati, offrendo nuove prospettive alle persone che convivono con questa rara malattia.



