Il VIMM tra pochi mesi compirà 30 anni. Che effetto le fa?
«Provo una grande soddisfazione, perché vedo un’opera difficile che è cresciuta nel corso degli anni e si è realizzata, anche superando quelle che erano le aspettative iniziali e le prospettive più ottimistiche in termini di risultati.
Quando mi venne presentata – 30 anni fa – dal Prof. Pagano, dal Prof. Carafoli e dal Prof. Schiaffino, l’idea del VIMM mi parve eccellente e la approvai immediatamente. Fui pertanto felice di vedere che il progetto venne fatto proprio e realizzato dal mio successore come Rettore dell’Università di Padova, Giovanni Marchesini».
Lei è poi stato Presidente della Fondazione per la Ricerca Biomedica Avanzata. Cos’è cambiato dai suoi tempi e come vede oggi la Fondazione?
«Il cambiamento si nota in termini di dimensione operativa e di risultati, e in particolare in termini di produzione di pubblicazioni scientifiche su riviste di portata e importanza internazionale. Ma credo che il vero punto di forza sia stata l’impostazione, che era ben chiara fin dall’inizio: una medicina di base che punta a diventare medicina traslazionale, cercando di essere socialmente utile e di contribuire allo sviluppo scientifico».
La Fondazione Cariparo è tra i grandi sostenitori e donatori del VIMM. Da dove nasce questo impegno?
«Fin dal primo giorno della nascita del VIMM, siamo entusiasti sostenitori di questa iniziativa scientifica di alto livello, non solo per il suo valore, ma anche per la piena consonanza con la nostra missione statutaria: contribuire alla qualità della vita e allo sviluppo sostenibile delle comunità in cui operiamo, ovvero le province di Padova e Rovigo.
Da questo punto di vista, la ricerca scientifica è una componente essenziale per lo stadio di sviluppo a cui è arrivata la società italiana: non potendo competere sul piano economico con Paesi dove il costo del lavoro è sensibilmente più basso, dobbiamo essere tra le nazioni capaci di porsi alla frontiera della scienza e della tecnologia».
Quali sono, a suo avviso, i punti di forza su cui il VIMM ha costruito il proprio successo?
«Un reclutamento molto severo, che assicura alta qualità dei ricercatori da tutto il mondo, e una forte spinta verso l’internazionalizzazione, a partire dalle relazioni continue con i grandi enti di ricerca.
Un altro fattore che spiega il successo del VIMM è l’interdisciplinarità: il nucleo principale di ricercatori è composto da biomedici, ma ci sono anche matematici, fisici, chimici, ingegneri. Un lavoro di squadra che, se ben coordinato e diretto nel modo corretto, porta a risultati ottimali.
Infine, l’organizzazione: con il modello dello spazio aperto e della condivisione delle attrezzature di laboratorio, non solo si favorisce l’interscambio di idee e di opinioni tra i diversi ricercatori, ma si generano forti risparmi nei costi di gestione, liberando risorse per acquistare nuove dotazioni».
Recentemente, insieme a Fondazione Telethon, avete sostenuto un importante progetto di ricerca sulle malattie rare neuromuscolari. Quali risultati vi aspettate?
«Si tratta di un progetto su cui ho grandi aspettative in termini di avanzamento sulla ricerca di base e di maggiore conoscenza delle malattie rare neuromuscolari. Ma non solo: conoscendo l’impostazione del VIMM – accentuata in questo progetto dal sostegno e dalla collaborazione di Fondazione Telethon – la speranza è che si arrivi a delle scoperte che si traducano velocemente ed efficacemente in soluzioni a sostegno di chi soffre di queste patologie».
Cosa si potrebbe fare di più per sostenere la ricerca?
«Per sostenere la ricerca bisogna investire di più, a partire dai giovani talenti. Noi in Italia abbiamo numerosi scienziati molto bravi e preparati che però, vivono e lavorano all’estero. Va bene se si tratta di interscambio, ma non va bene se si tratta di un flusso in uscita a senso unico. La speranza e l’auspicio è che, grazie a istituti come il VIMM, l’Italia possa inserirsi in un circuito virtuoso di scambio e di confronto a livello europeo e internazionale».
Che appello si sente di fare ai lettori del VIMM News?
«Ai lettori del VIMM News dico: siate fieri di questa iniziativa, che è stata concepita con grande slancio volontaristico dai fondatori ed è stata portata avanti con grande professionalità ed entusiasmo da quanti guidano ora l’istituto. Sostenetelo, perché questa è la via per avere progressi nella scienza e nella crescita della società italiana».
Prima di salutarla, c’è altro che vorrebbe dirci?
«Ci tengo a sottolineare il forte sviluppo e il grande lavoro svolto nel promuovere il nome e la conoscenza di questo istituto; il VIMM è riuscito a penetrare nella consapevolezza della gente, che sa di aver a che fare con un gioiello che proietta Padova nel mondo della grande ricerca internazionale.
Per questo va dato merito a tutta la squadra, ma credo che in particolare sia doveroso ringraziare l’ex Presidente e Fondatore, Francesco Pagano, che è sempre l’anima dell’attività scientifica, e l’attuale Presidente Giustina Destro, che dimostra grande capacità e grande dedizione allo sviluppo della ricerca nella città di Padova e in particolare nel VIMM».




