l semaglutide orale e l’empagliflozin sono comunemente utilizzati nella gestione del diabete mellito di tipo 2 (T2D), ma i confronti diretti in contesti di pratica clinica reale sono limitati. L’obiettivo di questo studio è stato quello di emulare lo studio PIONEER-2 utilizzando cartelle cliniche elettroniche per confrontare l’efficacia e la persistenza del trattamento con semaglutide orale rispetto all’empagliflozin.
Metodi:
Si è trattato di uno studio retrospettivo multicentrico basato su dati di cartelle cliniche elettroniche provenienti da cliniche diabetologiche italiane. I nuovi utilizzatori di semaglutide orale o empagliflozin sono stati abbinati con rapporto 1:2 e seguiti fino a 18 mesi. L’end-point primario era la variazione dell’HbA1c; gli end-point secondari includevano la variazione del peso corporeo e la persistenza del trattamento. Le analisi sono state condotte mediante modelli misti per misure ripetute, sia secondo l’estimand di politica terapeutica sia secondo l’estimand di prodotto in studio.
Risultati:
Dopo l’abbinamento, sono stati inclusi nuovi utilizzatori di semaglutide orale (n = 105) ed empagliflozin (n = 207). L’età media era di 65 anni, la durata del diabete di 10 anni, l’HbA1c basale del 7,6%, il BMI di 29 kg/m² e il 94% dei pazienti assumeva metformina. Solo il 28,6% dei nuovi utilizzatori di semaglutide orale ha raggiunto la dose di 14 mg e il 31,4% dei nuovi utilizzatori di empagliflozin ha raggiunto la dose di 25 mg.
La riduzione dell’HbA1c è risultata significativamente maggiore con semaglutide orale rispetto all’empagliflozin (differenza media −0,35%, p < 0,001). La perdita di peso nel tempo è stata sovrapponibile, con un modesto vantaggio del semaglutide orale a 18 mesi tra i pazienti persistenti. La persistenza al trattamento è risultata inferiore per il semaglutide (HR per interruzione 1,47, p = 0,007).
Conclusioni:
Nella pratica clinica routinaria, i nuovi utilizzatori di semaglutide orale hanno ottenuto un miglior controllo glicemico rispetto ai nuovi utilizzatori di empagliflozin, con una perdita di peso simile ma una persistenza al trattamento inferiore. Questi risultati supportano quelli dello studio PIONEER-2 e ne confermano la trasferibilità alla pratica clinica.
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